domenica 18 ottobre 2009

Franklyn

Un film di Gerald McMorrow. Con Eva Green, Ryan Phillippe, Sam Riley, Bernard Hill, Jay Fuller.

Art Malik, Kika Markham, Gary Pillai, Chris Wilson, Susannah York, Mark Wingett

Drammatico, durata 98 min. - Francia, Gran Bretagna 2008. - Mediafilm uscita venerdì 17 aprile 2009.

Quattro personaggi in azione in due mondi paralleli descritti con efficacia

Ambientato simultaneamente nella Londra contemporanea e in un'ipotetica metropoli del futuro dominata dal fervore religioso, il film racconta la storia dei destini di quattro anime perdute, divise da due mondi paralleli.


Londra ai giorni nostri. Meanwhile City, una città gotica in cui il buio domina. È tra queste due locations che si sviluppano le vicende dei quattro protagonisti le cui vite finiscono con l'intrecciarsi. Si tratta di Philippe che, nel mondo fantastico di Meanwhile è una sorta di detective-vigilantes unico ateo in una società in cui una fede decisamente bizzarra è stata imposta a tutti dal Potere. Gli altri tre agiscono nella capitale britannica: Amelia una giovane donna esperta in performance suicide, Milo malato d'amore e Peter che è alla ricerca del figlio senzatetto.
Non è bene raccontare di più della trama di Franklyn per lasciare al pubblico il gusto di scoprire un film britannico a basso budget che è però in grado, grazie alla genialità del regista/sceneggiatore Gerald McMorrow (qui al suo esordio nel lungometraggio) e alla lungimiranza del produttore Jeremy Thomas (L'ultimo Imperatore, e quel The Dreamers che fece conoscere al mondo Eva Green), di proporre un film che si colloca degnamente in quel filone che rappresenta mondi liminari che finiscono con l'interfacciarsi.
I debiti con i predecessori (da Blade Runner a V per vendetta) ci sono e non vengono occultati. Così come il richiamo al noir di matrice chandleriana con la classica voice-over che verrà utilizzata con ampia libertà nel corso del film. C'è però anche la voglia di misurarsi con tematiche attuali come la depressione, il suicidio, la schizofrenia, la mancanza di un tetto in un contesto scenografico che non ha nulla da invidiare a film con disponibilità molto più ampie.
Il rischio/vantaggio sta nella sceneggiatura che chiede allo spettatore di ‘lavorare' sul film così come lo si chiedeva agli spettatori di Matrix. Ci può essere chi non desidera farlo ma chi si lascerà prendere dal desiderio di ‘scoprire' e comprendere connessioni e rinvii tra i due universi paralleli scoprirà di aver tenuto i neuroni in buon esercizio.

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Parte 1

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